venerdì 29 giugno 2007

Bohdan Paczynski ci ha lasciato...

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Bohdan Paczynski, uno dei più brillanti astrofisici dei nostri tempi, è morto lo scorso 19 aprile a causa di un cancro al cervello. Nato in Polonia nel 1940, si avvicinò all'astrofisica come astrofilo: già da adolescente osservava con un telescopio da 25 cm. Dopo il dottorato presso l'Università di Varsavia nel 1964, iniziò a fare ricerca professionale, instaurando diverse collaborazioni con scienziati dell'Occidente. Queste gli furono utili per fuggire negli USA nel 1981, quando in Polonia fu dichiarata la legge marziale. Divenne professore presso la prestigiosa Università di Princeton, dove è rimasto fino al termine della sua brillante carriera.

Paczynski si è dedicato con passione a numerosi settori dell'astrofisica, ma è sicuramente ricordato come uno dei pionieri dello studio dei Gamma-Ray Bursts (GRB). Fu uno dei primi, nel 1986, a notare come le proprietà osservate di questi fenomeni celesti fossero compatibili con l'ipotesi che si trovassero a distanze cosmologiche. Un grande dibattito con i difensori dell'ipotesi di un'origine galattica dei GRB, in particolare con Donald Lamb, ebbe luogo nel 1995 in Washington DC (USA), moderato da Martin Rees. L'anno successivo, il satellite italo-olandese Beppo SAX, effettuerà le prime osservazioni, che porteranno poi a validare l'ipotesi di Paczynski.

(fonte: B.T. Draine & J.P. Ostriker, Nature, vol. 447, p. 1065)

Evento Tunguska 1908: forse ritrovato il cratere da impatto!

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(Ricostruzione 3D del cratere da impatto del lago Cheko in Gasperini et al., "A possible impact crater for the 1908 Tunguska Event", Terra Nova (2007) - dal sito Tunguska dell'Università di Bologna)


E' ormai ben noto che il 30 giugno 1908, "qualcosa" accadde a Tunguska, in Siberia. Un'esplosione da 10 Megaton che devastò oltre 2000 chilometri quadrati di taigà siberiana. In quasi 100 anni di studi, sono state elaborate molte teorie, che - eliminando quelle più strampalate - si sono poi ridotte a due: impatto di una cometa o di un asteroide. I sostenitori della prima ipotesi si sentivano rafforzati dal fatto che non erano mai stati ritrovati frammenti del corpo originario, che quindi doveva essersi completamente vaporizzato in atmosfera. Non si riusciva a pensare a un asteroide, anche se dal punto di vista astrofisico sembrava l'unica ipotesi plausibile.

Ora, sembra che una traccia dell'impatto - precisamente un cratere - sia stato ritrovato dalla spedizione italiana Tunguska99. Dopo anni di studi sui dati raccolti da quella spedizione, Luca Gasperini et al. hanno raggiunto la conclusione che il lago Cheko potrebbe essere il residuo del cratere generatosi in seguito all'impatto di un pezzo dell'asteroide originario. L'articolo è stato pubblicato sulla rivista Terra Nova.

Le analisi dei dati sonar rivelano che il lago Cheko ha una forma a imbuto, in fondo al quale si trova un "qualcosa" che riflette le onde soniche. Questo "qualcosa" è compatibile sia con i resti del corpo cosmico che ha causato l'impatto, che con la compressione di materiale terrestre in seguito alle pressioni generate durante la formazione del cratere. Il dilemma potrà essere risolto andando là con una nuova spedizione a scavare sul fondo del lago.

Maggiori informazioni sul sito dell'Università di Bologna. Si veda anche la news apparsa su Nature.

sabato 23 giugno 2007

Ai confini delo spazio e del tempo

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L'annuncio è del 7 giugno; gli astronomi del Canada-France-Hawaii Telescope, posto sulla sommità del Mauna Kea, hanno scoperto il quasar più lontano!
Vedere a tal proposito: http://www.cfht.hawaii.edu/News/Quasars07/
Quel puntino rosso e insignificante ripreso nell'immagine a fianco è il quasar CFHQS J2329-0301, un enorme buco nero galattico che si sta "abbuffando" con grandi quantità di gas e polveri circostanti. La caduta di questo materiale verso il buco nero viene trasformata con grande efficienza in energia, tanto che il quasar può risultare oltre cento volte più luminoso dell'intera galassia ospite.
Il precedente record apparteneva al quasar SDSS J1148+5251, scoperto come dice il nome dalla Sloan Digital Sky Survey nel 2003; il quasar presentava un redshift delle righe spettrali pari a 6,42.
CFHQS J2329-0301, catturato dalla fantastica MegaCam, un sensore elettronico costituito dal'assemblaggio di ben 40 CCD, mostra invece uno spostamento delle righe spettrali di 6,43 misurato grazie al telecopio Gemini Sud, con il suo enorme specchio da 8 metri.
Un guadagno piccolo piccolo, ma a queste distante ci si trova proprio ai confini dello spazio e del tempo; il quasar in oggetto si trova a quasi 13 miliardi di anni luce di distanza e si è formato quando l'Universo aveva poco più di 800 milioni di anni!
Ricordiamo infine che l'oggetto celeste in assoluto più lontano mai osservato è la galassia IOK-1, scoperta dal telescopio giapponese Subaru; la galassia ha un redshift pari a 6,964.

venerdì 22 giugno 2007

VII Congresso di Archeoastronomia

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Si terrà a Roma dal 28 al 29 settembre 2007, il VII Convegno Annuale della Società Italiana di Archeoastronomia dal titolo: Il Cielo e l’Uomo: problemi e metodi di Astronomia Culturale
(Archeoastronomia, Etnoastronomia, Storia dell’Astronomia)
. Maggiori informazioni al sito della conferenza:

http://www.merate.mi.astro.it/archeo/page0008.htm

giovedì 21 giugno 2007

Inquinamento luminoso: a ottobre il VII Simposio Europeo

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Si terrà a Bled (Slovenia) il 5 e 6 Ottobre 2007, il Settimo Simposio Europeo per la protezione del cielo notturno. Maggiori informazioni al sito web della conferenza:

Il solstizio d'Estate

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Oggi è il solstizio d'Estate, un giorno che riveste un passaggio fondamentale nello scorrere del tempo e nel susseguirsi delle stagioni (vedi post del 17 gennaio). Nell'immagine l'alba del solstizio 2005 a Stonehenge.
Nel suo passaggio al meridiano, il Sole raggiunge la massima altezza sopra l'orizzonte (circa 70°) e rimane sopra l'orizzonte, alle nostre latitudini, quasi 15 ore e mezza; in pratica la notte dura appena 8 ore e mezza.
E' l'apoteosi della "metà chiara dell'anno" (vedi post del 21 marzo); da domani le giornate inizieranno ad accorciarsi, inizialmente di appena 3 secondi poi sempre di più fino ai circa 3 minuti all'equinozio d'Autunno, dove luce e buio si equivarranno!
E' questo anche un periodo che testimonia gli antichi rapporti fra l'Uomo e il Cielo.
Durante la prima parte della notte campeggia verso sud-ovest la costellazione della Vergine, la Spigolatrice, con la sua stella più luminosa, Spica; mentre alto sopra l'orizzonte Il Pastore, con la sua stella principale, Arturo, conduce per il cielo i "septem triones", i sette buoi del Grande Carro.
Giugno, Zogn per noi romagnoli, è il culmine della stagione primaverile, la stagione della rinascita. Giungono a maturazione i primi frutti, il grano inzia ad ingiallire (cita un antico proverbio, tradotto letteralmente dal dialetto: "per San Barnaba - l'11 giugno- il grano perde il piede; secca di notte quanto di giorno") e si ritorna a celebrare i matrimoni.
Infine legata al solstizio d'Estate è l'altrettanto antica festività di San Giovanni Battista, che viene sei mesi esatti dopo la festa di San Giovanni Evangelista del 27 dicembre, cinque giorni dopo il solstizio d'Inverno. La notte tra il 23 e il 24 giugno era piena di valenze astrali e credenze superstiziose. I defunti scorazzavano dappertutto, dal momento che i giorni ”si fermavano” incominciando ad accorciarsi. Le popolane e i popolani cercavano di praticare l’arte divinatoria attraverso la rugiada, la guaza:
Guaza d'San Zvan/ cla è bona pr' corp e pr' e' gran!

Cygnus X-1 osservato per la prima volta alle altissime energie

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Cygnus X-1 è un buco nero con una massa pari a circa 10 volte quella del Sole (appartiene quindi alla categoria dei buchi neri di massa stellare). Fu il primo del suo genere a essere identificato: già i primi esperimenti effettuati negli anni sessanta con razzi alla ricerca di sorgenti cosmiche nella banda X avevano mostrato una emissione puntiforme molto intensa nella costellazione del Cigno, da cui appunto il nome Cyg X-1 (cioè, prima sorgente X nella costellazione del Cigno). Nel 1972, Bolton, Webster e Murdin identificarono una stella supergigante azzurra (HD226868) e, studiandone le perturbazioni gravitazionali, identificarono come sorgente della radiazione X un oggetto di circa 10 masse solari, ben oltre il limite massimo per una stella di neutroni (3 masse solari), facendone così il primo buco nero nella nostra Galassia a essere identificato come tale.

Cyg X-1 è ancora oggi una delle sorgenti più studiate, anche se l'emissione di alta energia misurata arrivava al massimo a circa 1 MeV (megaelettronvolt = 1 milione di eV). Negli ultimi anni, sono state proposte delle teorie secondo cui, buchi neri di massa stellare possono emettere raggi gamma di alta energia, nelle bande GeV (gigaelettronvolt = 1 miliardo di eV) - TeV (teraelettronvolt = 1000 miliardi di eV), ma non si era ancora trovata evidenza di questa emissione.

L'evidenza è giunta oggi grazie alle osservazioni effettuate lo scorso autunno dal telescopio Cerenkov MAGIC, in cui è presente una forte partecipazione italiana. L'evento è capitato alla fine di settembre 2006, quando il satellite INTEGRAL - che effettua un monitoraggio regolare del piano galattico - ha rilevato un improvviso e forte aumento dell'emissione di raggi X da parte di Cyg X-1. L'immediato allarme trasmesso alla comunità astrofisica (si veda Turler et al.) ha consentito di puntare gli strumenti sulla sorgente e MAGIC è riuscito a misurare per la prima volta emissione TeV da un buco nero di massa stellare, proprio in corrispondenza del picco di attività X misurata da INTEGRAL. I risultati sono stati inviati per la pubblicazione alla rivista The Astrophysical Journal Letters lo scorso 11 giugno (si veda il preprint Albert et al.).

Tuttavia, a fronte una solida misura di raggi gamma associati a Cyg X-1, sembra che le teorie attuali non siano in grado di spiegare in modo soddisfacente cosa è stato osservato, per cui ci sarà molto da pensare nei prossimi anni.

martedì 19 giugno 2007

Sic transit gloria mundi - Plutone più piccolo di Eris

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Come scritto nel post del 2 febbraio, il caro vecchio Plutone, ex nono pianeta del Sistema Solare, è stato declassato nel settembre 2006 a pianeta nano (vedi anche il post del 4 aprile) e si è pure visto assegnare un numero asteroidale.
Proprio in questi giorni Plutone ha ricevuto il colpo di grazia: ha perso definitivamente il titolo di pianeta nano più grande!

2003UB313, un grosso oggetto della Fascia di Kuiper scoperto nel 2003, ora ufficialmente chiamato Eris, lo ha superato in tutti i parametri fisici fondamentali. Già dal dicembre 2005 si sapeva che Eris ha un diametro maggiore di Plutone (2397km con un'incertezza di 96km contro 2306km con un'incertezza di 20km).

La scoperta del satellite Dysnomia ha poi offerto l’opportunità di determinare con grande precisione la massa di Eris. Risultato: Eris è più massiccio di Plutone del 27% ed ha una densità relativa pari a 2,3 (quella dell'acqua è posta uguale a 1) mentre la densità relativa di Plutone vale 2,03. I risultati dello studio sono stati pubblicati dalla Caltech University: http://mr.caltech.edu/media/Press_Releases/PR13003.html

martedì 12 giugno 2007

Sciami di stelle attorno alla Via Lattea

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Mediante osservazioni al telescopio Spitzer sono stati scoperti tre anelli giganti di stelle che fuoriescono dal piano della Via Lattea per una distanza compresa tra 13.000 e 130.000 anni luce.
I due anelli più vicini sono sicuramente il risultato della interazione gravitazionale fra la nostra galassia e due ammassi globulari, isole stellari che possono contenere da alcune decine di migliaia ad alcuni milioni di stelle. Oggi si conoscono circa 150 ammassi globulari nell'alone galattico, ma si sospetta che fossero migliaia all'epoca della formazione della Via Lattea.
Il terzo anello, il più grande, dovrebbe essere il prodotto della "cannibalizzazione" di una galassia nana da parte della Via Lattea. Una galassia nana può contenere anche alcune centinaia di milioni di stelle.
In pratica, in milioni di anni l’azione gravitazionale della nostra galassia ha "sfilato" le stelle degli ammassi e della galassia nana satellite in archi giganti. Con quest’ultima scoperta sale a 9 il numero di archi stellari conosciuti.
Lo studio delle velocità delle stelle di questi sciami potrebbe fornire una stima più precisa della massa della Via Lattea e informazioni sulla distribuzione della Materia Oscura.

Gli strani buchi su Marte

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L'immagine è stata rilasciata lo scorso 23 maggio dai responsabili dello strumento HiRISE posto a bordo della sonda Mars Reconnaissance Orbiter e sta suscitando notevole curiosità anche tra i non addetti ai lavori. Inquadra parte della fiancata dell'imponente struttura vulcanica Arsia Mons, un'enorme zona montuosa di origine vulcanica situata presso l'equatore del pianeta, al confine occidentale della Valles Marineris (vedere le mappe).
Nel bel mezzo di un pianoro di origine lavica, assieme a piccoli crateri di impatto, fa bella mostra di sé una macchia nera come il carbone.
E' talmente scura e netta da far venire il sospetto di trovarsi di fronte ad un fotomontaggio. E invece non si tratta affatto di uno scherzo (ricordiamo anche che la risoluzione della camera HiRISE raggiunge al momento i 25 centimetri per pixel).
La forma di questa strana struttura è pressoché circolare e il diametro è di poco superiore al centinaio di metri. Analizzando il gioco di luce dei suoi bordi si può dedurre che si tratta di un profondo baratro, una sorta di pozzo:
L'origine vulcanica di questo "buco" è tra le più gettonate. Potrebbe trattarsi di una antica bocca eruttiva, oppure, ipotesi più attendibile, di una camera magmatica in cui è crollata una piccola parte di soffitto; quest'ultima ipotesi potrebbe spiegare la sbavatura biancastra visibile verso nord.
Ricordiamo anche che questo misterioso buco non è affatto l'unico individuato. In precedenti immagini acquisite dallo strumento THEMIS a bordo della sonda Mars Odyssey erano state individuate altre sei strutture analoghe e ne avevano dato l'annuncio lo scorso marzo alla Lunar and Planetary Science Conference:
In via informale sono stati atribuiti loro i nomi di Dena, Chloe, Wendy, Annie, Abbey, Nikki e Jeanne (quest'ultima oggetto del post). Tutte le strutture si trovano in prossimità di Arsia Mons e sono dunque sicuramente collegate alla passata attività vulcanica di questa immensa caldera marziana. Per chiarire questo ennesimo mistero che ci propone il pianeta Marte occorre attendere immagini realizzate in condizioni di luce diversificate.

domenica 10 giugno 2007

Che è successo a PKS 2155-304 nel 2006?

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PKS 2155-304 è un nucleo galattico attivo (AGN) nella costellazione Piscis Austrinus (appare come una stellina di magnitudine 12-13). Appartiene alla classe dei blazars, cioè quel tipo di AGN in cui un getto relativistico si muove quasi in direzione dell'osservatore (o entro un angolo di vista molto piccolo, meno di 10°), per cui gli effetti relativistici modificano le caratteristiche della radiazione emessa dalla sorgente.

I blazars emettono radiazione su tutto lo spettro elettromagnetico, dal radio fino ai raggi gamma. La forma dello spettro dei blazars è caratteristica e presenta due gobbe, una alle basse energie (infrarosso-ultravioletto-raggi X soffici) che si pensa sia dovuta all'emissione di elettroni che si muovono a velocità relativistiche intorno alle linee del campo magnetico del getto (emissione di sincrotrone). L'origine della seconda gobba è più controversa, anche se l'ipotesi più in voga è che si tratti di fotoni dovuti a processi Compton-inversi: cioè, gli elettroni relativistici del getto colpiscono dei fotoni di bassa energia e gli trasmettono parte della loro energia, facendo loro raggiungere le più alte energie mai misurate, dell'ordine dei Teraelettronvolt (TeV). Per dare un'idea dell'energia di un fotone da 10 TeV si pensi che se una sola tale particella potesse trasferire tutta la sua energia a 1 milligrammo di materia le imprimerebbe un'accelerazione tale da riuscire a spostarla di 1 m.
I blazars si dispongono in una sequenza tale per cui al crescere della luminosità globale, il picco di sincrotrone si sposta dalle alte alle basse frequenze: in altre parole, i blazars meno luminosi hanno il picco di sincrotrone alle frequenze dell'ultravioletto/raggi X soffici, mentre i blazars più luminosi hanno il picco di sincrotrone nell'infrarosso.

Quando queste sorgenti vanno in outburst, succede che lo spettro viene distorto. Per esempio, nel 1997, il blazar Mkn 501 (costellazione di Corona Borealis) ebbe un violento outburst con emissione di altissima energia (nelle bande TeV) e il picco di sincrotrone si spostò dall'ultravioletto fino ai raggi X duri (50-100 keV). Nella figura, nel pannello a destra, è mostrato come lo spettro della radiazione emessa da Mkn 501 si sia modificato passando dalla quiescenza all'outburst, con il picco di sincrotrone che si è spostato nella banda dei raggi X duri (Pian et al. 1998).

Anche PKS 2155-304 ha avuto un outburst il 28 luglio del 2006: qualcosa di estremamente violento al punto che il telescopio Cerenkov HESS ha misurato dei picchi di emissione TeV fino a 15 volte il flusso emesso dalla Crab nebula (usata in astrofisica delle alte energie come sorgente di riferimento essendo molto brillante e stabile) su tempi scala di pochi minuti (si veda il preprint Aharonian et al. dello scorso 5 giugno).

Subito si sono attivati diversi satelliti - tra cui Swift - per seguire che succedeva anche alle altre energie e due giorni dopo, nella notte tra il 29 e il 30 luglio, PKS 2155-304 ha fatto il bis con un altra serie di flares con picchi fino a 13 volte la Crab nebula (tanto per dare un'idea, l'outburst del 1997 di Mkn 501 aveva raggiunto flussi nel TeV pari a 4-5 volte la Crab nebula).

Eppure, a fronte di un'attività tanto violenta alle altissime energie, alle basse energie il picco di sincrotrone non si è spostato. Il flusso si è alzato, ma non c'è stata la solita distorsione dello spettro (si veda la figura, pannello a sinistra e si confronti con il caso di Mkn 501; questi risultati sono già stati pubblicati su The Astrophysical Journal il 10 Marzo 2007, ma sono pubblicamente disponibili nel preprint del 30 gennaio scorso). Questo implica anche che il blazar PKS 2155-304 è uscito temporaneamente dalla sequenza.

Che è successo, dunque? Non si sa bene per il momento, ma certo il caso si presenta come un'anomalia estremamente interessante che potrà tenere occupati gli astrofisici per i prossimi anni.

venerdì 8 giugno 2007

I pianeti s'incontrano tra le stelle - Serata pubblica all'Osservatorio

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Domani sera, a cominciare dalle ore 21, terza serata pubblica all'Osservatorio di Monteromano gestito dal Gruppo "ANTARES".


Le previsioni annunciano bel tempo, e lo spettacolo di certo non mancherà!

La serata sarà dedicata ai pianeti, con l'infilata Mercurio-Venere-Saturno visibile ad ovest e il gigante Giove che inizia ad essere sufficientemente alto, verso sud-est, anche prima della mezzanotte.

Venite a trovarci a Monteromano. Il Cielo, la Notte e le Stelle...

giovedì 7 giugno 2007

Un piccolo effetto del surriscaldamento della Terra

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Secondo un modello sviluppato al computer da ricercatori del Max Planck Institut per la meteorologia ad Amburgo, il riscaldamento globale del pianeta potrebbe avere un altro potenziale impatto: l'accelerazione della rotazione terrestre.
I cambiamenti climatici, scaldando gli oceani, ne fanno espandere il volume, così da aumentare ulteriormente la crescita del livello del mare e da spingere il liquido dalle profondità oceaniche verso le coste. In pratica, la distribuzione relativa della massa d'acqua tenderà ad allontanarsi dall'equatore e ad avvicinarsi ai poli. In questo spostamento sarebbe coinvolta una quantità d'acqua sufficiente ad accelerare leggermente lo spin rotazionale del pianeta, proprio come quando un pattinatore che gira su se stesso porta le braccia più vicine al corpo.
In conseguenza di ciò, dai calcoli eseguiti dai ricercatori la durata del giorno terrestre diminuirebbe nei prossimi 200 anni di circa 0,12 millesimi di secondo.
Peraltro, su questo fenomeno operano anche altri fattori, non tutti presi in considerazione dai ricercatori tedeschi, come:
1)lo scioglimento dei ghiacci dell'Antartide e della Groenlandia, che dovrebbe agire in senso opposto, allontanando le masse mobili dall'asse terrestre,
2)i cambiamenti nella struttura delle grandi correnti aeree che potrebbero esercitare un sia pur piccolo effetto, accelerando o rallentando lo spin del pianeta a seconda della direzione e delle intensità relative dei venti.
Complessivamente, comunque, il riscaldamento terrestre dovrebbe portare sul breve termine a una piccola diminuzione della durata del giorno, che tuttavia sul lungo termine verrà compensata prima e sopraffatta poi dal rallentamento prodotto dalle maree indotte dalla Luna sul globo terrestre (dell'ordine di 2 millesimi di secondo ogni 100 anni).

mercoledì 6 giugno 2007

Una bella infilata di pianeti

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Tempo permettendo e con un orizzonte libero e pulito, sarà possibile osservare nelle prossime serate poco dopo il tramonto del Sole una bella "infilata" di tre pianeti: Mercurio, Venere e Saturno.
Nell'immagine ottenuta con Starrynight, la simulazione del 9 giugno alle ore 19e15, poco prima che il Sole tramonti oltre le montagne.
Attenzione però: Mercurio si muove rapidamente attorno al Sole e nel breve volgere di pochi giorni sarà veramente basso sull'orizzonte e difficilmente osservabile. Infatti il 28 giugno sarà in congiunzione inferiore.

Eventi del mese - Giugno 2007

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1 giugno: Luna piena (ore 03e03 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 397.274 km
Dimensione apparente della Luna: 30'06"
2 giugno: Mercurio alla massima elongazione est (ore 11e08 tempo locale)

Il pianeta, che si trova nella costellazione dei Gemelli, raggiunge una distanza dal Sole di 23° ed è visibile verso ovest, dopo il tramonto del Sole, con magnitudine +0,61
5 giugno: Giove all'opposizione (ore 01e14 tempo locale)

Il pianeta, che si trova nella costellazione di Ofiuco, ha magnitudine -2,60 e dista dalla Terra 4,307 U.A. pari a 643.900.000 km
8 giugno: ultimo quarto di Luna (ore 13e42 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 373.717 km
Dimensione apparente della Luna: 32'19"
9 giugno: Venere alla massima elongazione est (ore 04e32 tempo locale)
Il pianeta, che si trova nella costellazione del Cancro, raggiunge una distanza di 45° dal Sole ed è visibile verso ovest, dopo il tramonto del Sole, con magnitudine -4,28
15 giugno: Luna nuova (ore 05e13 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 367.807 km
21 giugno: solstizio d'Estate (ore 20e06 tempo locale)
Il Sole, che dista dalla Terra 152.031.381 km, raggiunge la massima altezza sull'orizzonte nel suo passaggio al meridiano
22 giugno: Luna al primo quarto (ore 15e14 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 399.815 km
Dimensione apparente della Luna: 30'01"
28 giugno: Mercurio in congiunzione inferiore (ore 20e39)

Il pianeta transita tra la Terra e il Sole, passando alla sua destra e diventando visibile la mattina prima del sorgere del Sole
30 giugno: Luna piena (ore 15e48 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 394.748 km
Dimensione apparente della Luna: 30'58"

martedì 5 giugno 2007

Prima luce di AGILE

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Lo scorso 23 aprile, il satellite per l'astrofisica gamma AGILE è stato lanciato dalla base Shriarikota dell'Agenzia Spaziale Indiana (Chennai-Madras, India) per mezzo di un vettore indiano PSLV. AGILE è un satellite tutto italiano, frutto della collaborazione tra l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

Dopo circa un mese di commissioning phase, cioè il periodo immediatamente dopo il lancio in cui si provano tutti gli strumenti a bordo e si verifica che funzionino entro i parametri nominali, verso la fine di maggio AGILE è stato puntato sulla prima sorgente cosmica, la pulsar Vela, ottenendo così la prima immagine scientifica. Si può vedere l'immagine sul sito del centro dati dell'ASI (ASI Science Data Centre).

Buone notizie, quindi, che testimoniano come l'astrofisica italiana goda di ottima salute. Nei prossimi anni AGILE osserverà l'universo nella banda dei raggi gamma di altissima energia (da 100 MeV a 50 GeV), un universo dominato dai blazars e dalle pulsars, più un cospicuo numero di sorgenti non ancora identificate sulle quali si spera che AGILE possa contribuire a comprenderne la natura.

AGILE è ora l'unico satellite attivo in questa banda di energia. In precedenza, avevano esplorato l'universo a queste energie il satellite americano SAS2 (che però funzionò per pochi mesi e poi un guasto pose fine alle operazioni), il satellite europeo COS-B (che per primo fornì una mappa di tutto il cielo nella banda gamma e rilevò i primi fotoni gamma da una sorgente extragalattica, 3C 273), e infine il Compton Gamma-Ray Observatory, che cambiò letteralmente la nostra visione ai raggi gamma dell'universo.

Ora viene AGILE e ci si augura fortemente che il suo periodo operativo sia altrettando fruttuoso. La prima luce sembra di buon auspicio!