mercoledì 30 gennaio 2008

Mercurio, finalmente!

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A 3 anni e mezzo dal lancio la missione Messenger è entrata nel vivo dei suoi obiettivi, con il rilascio delle prime immagini del Flyby di Mercurio, avvenuto il recente 14 gennaio. Dalle immagini arrivate appaiono molto evidenti le analogie tra il piccolo pianeta e la nostra Luna, ma anche caratteristiche peculiari. Di sicuro la nuova missione colmerà il buco di immagini lasciato dalla missione Mariner di oltre 30 anni fa, che era riuscita a coprire solamente il 45% della sua superficie, ma ci vorrà tempo per studiare ed interpretare a fondo le immagini inviate dalla sonda! Per ora accontentatevi di questa magnifica foto a colori di Mercurio!


Storia e futuro della Missione Messenger:

3 Agosto 2004 Lancio del Messenger
Agosto 2005 Flyby della Terra
Ottobre 2006 Flyby di Venere
Giugno 2007 secondo Flyby di Venere
Gennaio 2008 primo Flyby di Mercurio
Ottobre 2008 secondo Flyby di Mercurio
Settembre 2009 terzo Flyby di Mercurio
Marzo 2011 -- Entrata in orbita di Mercurio del Messenger

domenica 27 gennaio 2008

Tramonto di fuoco!

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Complice una condizione di cielo velato e situazione di intenso favonio sulla pianura padana occidentale, il tramonto odierno è risultato particolarmente acceso nei colori, regalando uno spettacolo intenso agli abitanti dell'Emilia-Romagna, ma credo anche in altre zone del centro nord.

Vi ho allegato uno scatto panoramico eseguito da Lugo (RA), nel momento dellla massima colorazione del cielo!

Enrico

sabato 26 gennaio 2008

2007 TU24, l'asteroide che sfiorerà la Terra!

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Si chiama 2007 TU24 l'asteroide che martedì 29 gennaio passera' davvero molto vicino alla Terra. Il 29 gennaio questo corpo roccioso del diametro stimato di 150-600 metri passerà a 537.000 km dal nostro pianeta. L'asteroide e' stato scoperto l'11 ottobre scorso nell'ambito del programma della Nasa ''Catalina Sky Survey'', nel quale lavora l'italiano Boattini, lo scopritore dell'asteroide 2007 WD5 che il giorno dopo passera' vicino a Marte.
Si stima che un oggetto di questa taglia tra i 7.000 NEO attualmente conosciuti (NEO sta per Near Earth Objects, oggetti le cui orbite attraversano quella terrestre) si avvicina al nostro pianeta ogni 5 anni, mentre un impatto vero e proprio avviene mediamente ogni 37.000 anni.
Questo passaggio di 2007 TU24 dovrebbe essere il passaggio più ravvicinato fino al 2027 per un oggetto di questa dimensione o superiore.
Le sere del 28 e 29 gennaio l'asteroide sarà talmente vicino da raggiungere magnitudine 10,3; sarà quindi facilmente rintracciabile con uno strumento amatoriale, anche grazie al suo veloce moto apparente tra le stelle. Per rintracciarlo in cielo, consultare il sito:
dove è possibile visionare anche una cartina con il percorso dell'asteroide.
Durante il suo passaggio ravvicinato, 2007 TU24 sarà studiato dai radiotelescopi più grandi del mondo (Goldstone in California e Arecibo in Porto Rico) allo scopo di ricostruire un'immagine tridimensionale dell'oggetto.

giovedì 24 gennaio 2008

Armonie celesti

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In questi giorni, con il cielo finalmente libero da nuvole o da pesanti foschie, è possibile accorgersi di quanto si sono "allungate" le ore di luce rispetto al solstizio d'Inverno. Soprattutto, e questo è l'aspetto più interessante del fenomeno, risulta evidente come l'aumento è più marcato dalla parte della sera.
In pratica, mentre il tramonto del Sole avviene in questi giorni circa 40 minuti più tardi rispetto al giorno del solstizio d'Inverno, la sua levata è anticipata di pochi minuti sempre rispetto alla stessa data.
Questa curiosa "asimmetria" nell'aumento delle ore di luce giornaliere è dovuta alla composizione dei moti propri del nostro pianeta. Di fatto, se ad una certa data, il Sole rimane sopra l'orizzonte un'ora in più rispetto alla data del solstizio d'Inverno (22 o 23 dicembre), questa ora non è equamente divisa tra mattino (con una levata anticipata di 30 minuti) e sera (con un tramonto ritardato di ancora 30 minuti).

La spiegazione sta nel fatto che se è vero, come lo è, che il 22 dicembre è stato il giorno con minor numero di ore di luce, non è affatto vero che quel giorno è stato anche quello in cui il Sole è sorto più tradi e, contemporaneamente, tramontato prima! Alle nostre latitudini (perché il fenomeno dipende anche dalla latitudine geografica) il giorno in cui il Sole sorge più tardi (si parla di levata ritardata) è il 2 gennaio, per cui sono trascorsi poco più di 20 giorni da quella data; è per questo motivo che l'altra mattina mio padre se ne è uscito con l'espressione "Un fà mai dé" (non fa mai giorno, per quelli non avvezzi al romagnolo...). Invece il giorno in cui il Sole tramonta prima (si parla di tramonto anticipato) è il 10 dicembre, per cui sono già trascorsi oltre 40 giorni. Forse è anche per questo motivo che si continua a ritenere il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia...


Naturalmente a rovescio, il fenomeno avviene anche in prossimità del solstizio d'Estate; la levata anticipata avviene il 15 giugno mentre il tramonto ritardato cade il 26 giugno.

Non so voi, ma nell'armonia e nella regolarità dei moti celesti vedo la Bellezza, la stessa bellezza che ispira un verso di Shakespeare o di Whitman. Parafrasando il professor Keating dell'Attimo Fuggente, non guardiamo il Cielo perché è divertente ma perché apparteniamo alla razza umana. E la razza umana è piena di passione!

martedì 15 gennaio 2008

Cercando Dio nell’ Universo – un grande astronomo tra scienza e fede (Titolo originale God’s Universe) di Owen Gingerich casa editrice Lindau

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Essere chiamato alla recensione di un libro che parla di scienze e fede, proprio quando infuria la polemica per la presenza del Pontefice Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università Sapienza di Roma non è assolutamente compito facile!
Come non facile è riuscire a conciliare una discussione costruttiva tra i diversi approcci metodologici che contraddistinguono ragione e religione: più di una volta si sono esse scontrate in contrapposizioni dogmatiche, sia nelle proprie convinzioni teologiche, che anche in quelle assolutamente ateistiche.
Il libro di Gingerich si muove al confine tra queste due contrapposizioni mantenendosi sorprendentemente equidistante. Astronomo di grande esperienza, profondo conoscitore di Copernico e quindi dei primi conflitti tra scienza moderna e fede, Gingerich si dichiara fin dall’inizio schiettamente convinto di un universo con una finalità ultima, teologica, ma senza cercare di imporre il proprio pensiero, sempre muovendosi in uno spirito di ricerca di confronto costruttivo e di apertura alle idee degli altri. E allora il libro conduce il lettore, in modo semplice e chiaro, attraverso pillole di astronomia, geologia e biologia, in un percorso affascinante, che inevitabilmente induce a farsi domande profonde sul ruolo dell’uomo nel cosmo e sul fatto che la sua evoluzione sia o meno un risultato di una sommatoria di processi casuali, o “costretta” da un disegno predeterminato.
E’ molto interessante seguire Gingerich nell’analisi riguardante il concetto di mediocrità che la rivoluzione copernicana ha involontariamente generato nelle scienze astronomiche: non essere per la Terra al centro del Sistema Solare, né il sole al centro della Via Lattea, né la nostra Galassia in posizione privilegiata nell’universo, ha determinato un palese ridimensionamento del ruolo dell’uomo nel cosmo, rendendo marginale e periferica la sua presenza e conseguentemente mettendo in dubbio l’esistenza di un Progetto Divino. Gingerich contrappone però questa mediocrità cosmica alla sorprendente complessità biologica della macchina umana: “il numero di interconnessioni sinaptiche (nel nostro singolo cervello) supera altrettanto abbondantemente il numero di stelle della nostra Via Lattea”, aprendo quindi inevitabile il conflitto tra un evoluzionismo ateo e causale (le mutazioni sono processi spontanei e casuali?) che non riesce a spiegare a livello probabilistico il risultato finale di una macchina umana così complessa e in grado di farsi delle domande sul senso di questa giostra meravigliosa che è l’Universo.

La partita è ancora aperta.

Un libro da leggere con attenzione e prendere come esempio in un periodo che si presenta così sterile in ogni campo, ricco di conflitti ideologici e dell’incapacità dell’ascolto dell’altro.


NOTA DELLA REDAZIONE:
L'editore ci ha contattati offrendoci la possibilità di distribuire il libro in occasione delle nostre SeraAntares e ad un prezzo speciale, particolarmente conveniente. Chi di voi fosse interessato sia alla trattazione durante una serata pubblica, sia all'eventuale acquisto, è pregato di contattarci all'indirizzo email che trovate in testata del blog. Raggiungendo un numero minimo di interessati provvederemo a farci inviare un certo quantitativo di copie a prezzo agevolato.

lunedì 14 gennaio 2008

Da riscrivere la storia della Via Lattea?

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Si sa; le verità scientifiche sono continuamente da aggiornare se non da rivedere completamente. Così anche per l'Astronomia, anzi forse ancor di più per questa scienza che viene continuamente riscritta alla luce delle osservazioni più recenti.
Studi pubblicati recentemente sembrano mettere in discussione ciò che si sapeva sulla nostra galassia, la Via Lattea.
Il primo importante risultato è da ascrivere all'astrofisica italiana che ha guidato un gruppo di ricercatori internazionali. Lo studio, coordinato da Daniela Carollo dell'INAF Osservatorio Astronomico di Torino ha esaminato 20.000 stelle dell'alone galattico. L’analisi ha permesso di individuare per la prima volta due popolazioni stellari nell’alone della nostra Galassia con proprietà profondamente diverse tra loro.



L’illustrazione indica come la struttura più esterna della Via Lattea, l’alone, sia in realtà formata da due diverse componenti che ruotano in direzioni opposte. La parte più interna (l'ovale arancione) ruota nella stessa direzione di rotazione del Sole attorno al centro galattico, ma molto più lentamente. La parte più esterna (la sfera azzurra) ruota in direzione opposta ad una velocità doppia. L’alone interno è più appiattito e si estende fino a circa 50.000 anni luce dal centro della Galassia. L’alone esterno è sferico e le stelle che lo compongono si trovano a distanze di oltre 65.000 anni luce. Probabilmente riflettono, contrariamente a quanto si pensava, modi e tempi di formazione assai diversi.
La seconda scoperta ha invece preso corpo con le misure della camera ACS del telescopio spaziale Hubble; le velocità lineari delle due Nubi di Magellano, due bellissime galassie nane che impreziosiscono il cielo australe, sono circa 100 km/s maggiori di quanto si pensasse, dell'ordine di 350-380 km/s. Un gruppo di astronomi dell'Harvard Smithsonian Center for Astrophysics, mediante complesse simulazioni numeriche al computer, sostiene che la Piccola e la Grande Nube di Magellano non sono affatto satelliti della Via Lattea ma sono semplicemente galassie di passaggio, formatesi altrove, e che per la prima volta si avventurano nei pressi della nostra galassia prima di perdersi nelle profondità del Gruppo Locale. In altri termini la velocità delle Nubi di Magellano è troppo elevata e superiore alla velocità di fuga dalla Via Lattea per cui la loro orbita non è chiusa ma parabolica, se non addirittura iperbolica. A meno che la massa della Via Lattea non sia decisamente superiore a quella stimata attualmente, materia oscura compresa! E la corrente di Magellano (Magellanic stream), quella scia di idrogeno che le due galassie nane si stanno lasciando alle spalle, non sarebbe l'effetto delle forze di marea gravitazionale generate dalla Via Lattea, ma potrebbe essere semplicemente l'interazione fra le due piccole galassie e l'alone della nostra galassia.

venerdì 11 gennaio 2008

SerAntares questa sera al Liceo Scientifico di Lugo

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Questa sera, come tutti i secondi venerdì del mese, torna il classico appuntamento... con le stelle!
Dopo la bella serata in esterno all'Osservatorio di Monteromano per osservare le Geminidi, questa sera si ritorna al classico. Ritrovo quindi nell'aula magna del Liceo Scientifico di Lugo "Gregorio Ricci Curbastro", dove alle ore 20e45 il dottor Enrico Montanari racconterà la sua recente vacanza in Norvegia, dove è riuscito a vedere forse il più bel fenomeno atmosferico: l'aurora boreale.
Oltre alla conferenza, news astronomiche, approfondimenti e previsioni del tempo.
Siete tutti invitati! A dopo.

2007 WD5: crollano le probabilità di impatto!

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Da quando si era diffusa la notizia che l'asteroide denominato 2007 WD5 era in probabile rotta di collisione con Marte, numerosi osservatori hanno seguito il piccolo oggetto (vedi post precedente: http://antaresnotizie.blogspot.com/2008/01/impatto-su-marte.html).

E' stato così possibile affinare i parametri orbitali. Con le più recenti osservazioni (vedere a tal proposito il sito NASA http://neo.jpl.nasa.gov/news/news156.html) la probabilità di impatto è crollata decisamente: appena 1 probabilità su 10.000.

Molto probabilmente, alle ore 12e00 (Tempo Universale) del 30 gennaio, l'asteroide dovrebbe passare a circa 26.000 km dal centro di Marte (pari a 7 diametri marziani, che ricordiamo essere circa 3.400 km) e con una probabilità quasi totale (99,7%) non dovrebbe passare a meno di 4.000 km dalla sua superficie.

domenica 6 gennaio 2008

Impatto su Marte?

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Il 20 novembre 2007 l'italiano Andrea Boattini, del Catalina Sky Survey, scopriva l'asteroide 2007 WD5. Questo piccolo oggetto di circa 50 metri di diametro, che il primo di novembre era transitato a 7,5 milioni di km dalla Terra, potrebbe schiantarsi su Marte il prossimo 30 gennaio. Dal calcolo della sua orbita provvisoria, l'impatto aveva inizialmente 1 probabilità su 75 (1,3%) di avvenire alle ore 10e55 (Tempo Universale). Il 28 dicembre gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory annunciarono la scoperta dell'oggetto in immagini ricavate alcuni giorni prima della scoperta. Una definizione più precisa dell'orbita dell'asteroide fece salire la probabilità di impatto a 1 su 25 (4%). Il 2 gennaio, quindi 4 giorni fa, gli astronomi hanno ricalcolato i parametri orbitali facendo scendere leggermente la probabilità a 1 su 28 (3,6%).

In altre parole, con i dati a tutt'oggi disponibili, l'asteroide dovrebbe transitare a 50.000 km dalla superficie marziana, ma la regione di incertezza è di 200.000 km per cui l'impatto non è affatto da escludere. Nel caso l'impatto ci fosse, siccome l'asteroide si muove ad una velocità relativa di 13,5 km/s (poco meno di 50.000 km/h), verrebbe liberata un'energia di circa 3 milioni di tonnellate di tritolo e si potrebbe formare un cratere del diametro di poco meno di 1 km. L'impatto dovrebbe interessare una fascia di territorio larga circa 800 km che attraversa l'equatore marziano (vedi immagine sotto).

Che fine hanno fatto le piccole lune di Giove?

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Scomparse le piccole lune di Giove. Nelle oltre 700 immagini inviate dalla sonda della Nasa New Horizons, che il 28 febbraio 2007 è transitata ad appena 2,3 milioni di km dal pianeta gigante per ricevere la spinta alla volta di Plutone, non c’è traccia delle lune più piccole: Adrastea, 16 chilometri di diametro, è la più piccola presenza registrata. Gli scienziati impegnati nella missione spaziale dal gennaio 2006 si aspettavano di allungare la lista dei piccoli oggetti celesti in orbita intorno a Giove, così come era successo con altre missioni (Voyager e Cassini), e invece sembrano scomparse quelle più piccole! Eppure le sofisticate camere elettroniche della sonda sono in grado di catturare immagini di corpi anche del diametro di un chilometro.

Che fine hanno fatto quelle piccole lune? Forse si sono disintegrate sotto una pioggia costante di micrometeoriti dal diametro di un granello di sabbia, suggeriscono gli astrofisici del Seti Institute, che non esitano però a definire questa scomparsa un mistero. Ma come mai alle piccole lune di Saturno non è toccata una sorte analoga? Anche in questo caso gli scienziati del Seti non si spingono oltre il condizionale; potrebbe dipendere dalla maggiore forza di gravità esercitata da Giove. Oppure dal fatto che si "alimentano" continuamente con il materiale degli anelli...
In ogni caso serviranno nuove osservazioni per spiegare l'arcano.

venerdì 4 gennaio 2008

Parliamo ancora della cometa Holmes

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Si sa... le comete sono oggetti imprevedibili e capricciosi!
Talvolta promettono meraviglie che invece non mantengono (vedi la cometa Kohoutek dei primi anni '70), talvolta appaiono improvvisamente e inaspettate ad impreziosire il Cielo (vedi la recente McNaught, per non parlare delle più datate Hyakutake e Hale-Bopp). Talvolta, come per la Holmes 17/P, si accendono in un improvviso outburst!

Ripercorriamo velocemente i fatti. La cometa fu scoperta dall'astrofilo inglese E. Holmes nel novembre 1892 mentre faceva osservazioni nei pressi della galassia di Andromeda. Fin da subito si capì che era successo qualcosa di strano, dal momento che la cometa era visibile ad occhio nudo eppure non era stata notata nelle settimane precedenti, quando le condizioni osservative erano ampiamente favorevoli. Calcolati i parametri orbitali risultò che la cometa era passata 5 mesi prima al perielio e da un mese alla minima distanza dalla Terra. L'unica spiegazione poteva essere in un improvviso aumento di luminosità dell'oggetto, in inglese outburst, che sembra essere un vizio congenito della nostra cometa. Infatti dopo essere rimasta visibile ad occhio nudo per quasi un mese dalla data della scoperta, diminuì rapidamente la sua luminosità fino ad essere visibile solo con un buon telescopio; poi a metà gennaio del 1893 eccola di nuovo balzare a magnitudini al limite della visibilità ad occhio nudo. Con una piccola chioma e senza coda, venne definita dagli osservatori del tempo una "stella nebulosa".

E veniamo ad oggi. Caso più unico che raro, il 24 ottobre 2007 la luminosità della Holmes è aumentata quasi 400.000 volte nel breve volgere di poche ore, guadagnando quasi 15 magnitudini in appena 2 giorni. (vedere immagine a fianco di Alan Dyer)
Cosa può essere successo in un oggetto di appena 3,5 km di diametro, che si muove su un'orbita compresa fra 2,05 e 5,18 UA (quindi fra le orbita di Marte e Giove, dove si trovano gli asteroidi della Fascia Principale) e che si trovava nel momento dell'outburst a ben 370 milioni di km dal Sole? Le immagini fotografiche alle varie lunghezze d'onda e le indagini spettrali hanno mostrato una morfologia comune a tante altre comete: un falso nucleo, una chioma e un alone composti sostanzialmente da ghiaccio d'acqua misto a polveri rocciose, ossidi di carbonio, ammoniaca e metano.
Nulla di eccezionale quindi... a parte le dimensioni! Nel giro di poche settimane la cometa, da oggetto insignificante, è divenuta il corpo angolarmente più grande del Sistema Solare: in 3 settimane ha raggiunto un diametro di 1.500.000 km!!

Escludendo la frantumazione del nucleo, come sembrano testimoniare le immagini del telescopio spaziale (http://hubblesite.org/newscenter/archive/releases/solar-system/2007/40/), la spiegazione più accreditata sembra essere una sua fratturazione. Come l'acqua che sgorga da una falla di una diga, così da una frattura della crosta del nucleo della Holmes dovrebbe essere fuoriuscito materiale cometario sottoposto ad elevate pressioni, con velocità tipiche di un proiettile (0,5 km/s ovvero 1.800 km/h, sic!). Nonostante l'enorme dimensione della chioma, considerando che le particelle espulse hanno dimensioni dell'ordine di un millesimo di millimetro, la massa complessiva espulsa dovrebbe corrispondere a quella contenuta in un volume di circa 100 metri di lato. In ogni caso l'energia coinvolta nel fenomeno è stata parecchia, per un corpo di così modeste dimensioni.

Ancora oggi la cometa è osservabile nella costellazione del Perseo (vedere immagine da Sky&Telescope).

martedì 1 gennaio 2008

Eventi del mese - Gennaio 2008

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2 gennaio: Terra al perielio
Distanza Terra-Sole: 147.096.665 km
4 gennaio: massimo della pioggia di meteore Quadrantidi
Il radiante si trova nella costellazione del Drago, verso nord-est
Corpo progenitore: la cometa Macholz
Le date attive vanno dall'1 al 5 gennaio
ZHR massimo: 100; illuminazione lunare: circa 26% ma sorge solo dopo le 3
8 gennaio: Luna nuova (ore 12e37 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 392.306 km

Venerdì 11 gennaio: SerAntares
Aula Magna - Ore 20e45
Liceo Scientifico di Lugo
"Viaggio in Norvegia con aurora"
(seguirà locandina)

15 gennaio: Luna al primo quarto (ore 20e45 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 367.235 km
Dimensione apparente della Luna: 32'36"
22 gennaio: Luna piena (ore 14e34 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 374.388 km
Dimensione apparente della Luna: 32'27"
22 gennaio: Mercurio alla massima elongazione est (distanza dal Sole 19°)
Il pianeta è quindi visibile alla sera verso ovest con magnitudine -0,50
30 gennaio: ultimo quarto di Luna (ore 06e02 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 401.114 km
Dimensione apparente della Luna: 29'47"

Eventi astronomici del 2008 (seconda parte)

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Sciami meteorici principali
(da Sky&Telescope)

Quadrantidi con radiante nel Drago (NE), massimo il 4 gennaio con ZHR=100
Liridi* con radiante nella Lira (E), massimo il 22 aprile con ZHR=10-20
Eta Aquaridi con radiante nell'Aquario (E), massimo il 5 maggio con ZHR=20-40
Delta Aquaridi con radiante nell'Aquario (S), massimo il 29 luglio con ZHR=20
Perseidi con radiante nel Perseo (NE), massimo il 12 agosto con ZHR=60
Orionidi* con radiante in Orione (SE), massimo il 21 ottobre con ZHR=10-15
Leonidi* con radiante nel Leone (E), massimo il 17 novembre con ZHR=10
Geminidi* con radiante nei Gemelli (S), massimo il 14 dicembre con ZHR=75



Come è possibile vedere dalla tabella, 4 degli 8 sciami principali sono disturbati dalla presenza di una Luna cospicua (segnalato in tabella dall'asterisco). Condizioni favorevoli invece per le Perseidi e soprattutto per le Quadrantidi che presentano uno ZHR decisamente invitante.

Pianeti esterni in opposizione

24 febbraio: Saturno, con magnitudine +0,21 nella costellazione del Leone.

9 luglio: Giove, con magnitudine -2,73 nella costellazione del Sagittario.

Quindi Saturno sarà facilmente visibile verso la fine dell'inverno e in primavera, mentre Giove mostrerà il meglio di sè verso la fine della primavera e in piena estate.

Eventi astronomici del 2008 (prima parte)

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Vi siete ripresi dai bagordi di fine anno? Oppure la vostra mente è ancora intorpidita dallo spumante con cui avete ripetutamente brindato al nuovo anno?

Beh... intanto auguri a tutti di un sereno 2008!

Ecco gli eventi astronomici del nuovo anno che va ad incominciare.

Le stagioni della Terra
(dati del U.S. Naval Observatory)

Come descritto dalla prima legge di Keplero, la Terra percorre un'orbita ellittica (poco eccentrica) di cui il Sole occupa uno dei due fuochi. Questo comporta che il nostro pianeta non è sempre alla stessa distanza dal Sole. In particolare nel 2008, la Terra si troverà al perielio (punto più vicino al Sole) il 3 gennaio alle ore 00 (TU), mentre sarà all'afelio (punto più lontano dal Sole) il 4 luglio alle ore 08 (TU).
Equinozio di Primavera: 20 marzo alle ore 05e48 (TU)
Solstizio d'Estate: 20 giugno alle ore 23e59 (TU)
Equinozio d'Autunno: 22 settembre alle ore 15e44 (TU)
Solstizio d'Inverno: 21 dicembre alle ore 12e04 (TU)

Eclissi

Nel 2008 si osserveranno dalla superficie terrestre 4 eclissi, 2 di Luna e 2 di Sole.
7 febbraio: eclisse anulare di Sole, della durata di poco più di 2 minuti, visibile nella regione antartica (cliccare sull'immagine per visualizzare l'animazione).
21 febbraio: eclisse di Luna; ci troviamo proprio sul confine della zona di totalità che inizierà alle ore 04 circa (tempo locale) e durerà poco più di 45 minuti.


1 agosto: eclisse totale di Sole, della durata di circa 2 minuti, visibile nella regione della Russia centrale e in Cina (cliccare sull'immagine per vedere l'animazione); da noi il Sole verrà eclissato solamente per il 3% alle ore 11e40 (tempo locale).
16 agosto: eclisse di Luna; il massimo oscuramento della Luna (circa l'80%) sarà verso le ore 23 (tempo locale)