venerdì 29 gennaio 2010

Stasera e domani mattina la Luna Piena più grande del 2010

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Stasera, per chi avrà la fortuna di avere il cielo sgombro da nubi, segnaliamo la Luna Piena più grande di tutto il 2010. Rispetto alle normali notte di plenilunio il nostro satellite apparirà più grande di circa il 12% in più, dato che la Luna si troverà in prossimità del perigeo. Il nostro satellite darà quindi spettacolo in cielo, e specialmente quando sarà basso all'orizzonte ad est, poco dopo il tramonto, e domani mattina poco prima dell'alba ad ovest, ci accorgeremo forse delle sue dimensioni "maggiorate". Ricordiamo anche che stasera Marte si vedrà a circa 7° a nord-nord est dalla Luna, riconoscibile per il suo colore giallastro, mentre l'altra stella luminosa verso sud-est sarà Sirio, la stella più luminosa del cielo, nella costellazione del Cane Maggiore.

sabato 16 gennaio 2010

Betelgeuse ripreso con un dettaglio senza precedenti

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Utilizzando una tecnica di interferometria, un team internazionale guidato da un astronomo dell' l'Observatoire de Paris ha ottenuto una immagine senza precedenti della superficie di Betelgeuse, la supergigante rossa nella costellazione di Orione. L'immagine rivela la presenza di due giganteschi punti luminosi la cui dimensione è equivalente alla distanza Terra-Sole (circa 150 milioni di km) e che ricoprono larga parte della superficie della stella. Si tratta di una prima, chiara indicazione della presenza del fenomeno della convezione, in una stella diversa dal Sole. Questo risultato ci permetterà di comprendere meglio la struttura e l'evoluzione delle stelle supergiganti.

Betelgeuse è una stella molto diversa dal nostro Sole, dato che risulta 600 volte più grande come dimensione, e irradia circa 100.000 volte più energia della nostra stella. Però un'anologia c'è, e cioè una superficie con macchie chiare e scure, e quindi zone più calde ed aree più fredde. Queste strutture sarebbero dovute principalmente al fenomeno della convezione, e cioè il trasporto di calore verso l'esterno con correnti di materia.

Betelgeuse è sicuramente un buon obiettivo per le tecniche interferometriche, perché le sue dimensioni e luminosità elevate la rendono piuttosto facile da osservare. Utilizzando contemporaneamente i tre telescopi del Infrared Optical Telescope Array (IOTA) con interferometro, situati sul Monte Hopkins in Arizona, il team ha ottenuto un gran numero di misurazioni di precisione. Queste hanno permesso di ricostruire l'immagine della superficie della stella grazie a sofisticate tecniche. L'immagine finale rivela la superficie delle stelle con dettagli senza precedentim con le due zone luminose che si mostrano chiaramente vicino al centro della stella.

L'analisi della luminosità delle zone chiare mostra una variazione di 500° rispetto alla temperatura media della stella che è pari a 3.227 ° C. La più grande delle due strutture ha una dimensione pari al quarto del diametro stella: questo segna una netta differenza con il Sole, dove le celle convettive sono molto più fini e raggiungono a malapena 1/20 del raggio solare (circa 2-3 raggi della Terra). Queste caratteristiche sono però compatibili con l'idea di macchie luminose prodotte dalla convezione. Questo processo potrebbe svolgere un ruolo importante nella spiegazione del fenomeno di perdita di massa che avviene nel gigantesco pennacchio di gas che viene espulso da Betelgeuse.

Fonte notizia:

venerdì 15 gennaio 2010

Primo spettro diretto di un pianeta extrasolare

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Nuova impresa del Very Large Telescope (VLT), il complesso di 4 telescopi giganti con specchi primari da 8 metri gestito dall’ESO a Cerro Paranal, sulle Ande cilene, che per primo ha ottenuto il primo spettro diretto di un pianeta extrasolare.

Lo spettro della luce proveniente da una sorgente è come un'impronta digitale. Lo spettro della luce proveniente da un pianeta fornisce informazioni chiave riguardo agli elementi chimici presenti nella sua atmosfera, informazioni dalle quali è possibile comprendere meglio come si è formato il pianeta e, in un prossimo futuro, evidenziare segni della presenza di vita. I ricercatori hanno ottenuto lo spettro di un pianeta extrasolare gigante che orbita attorno alla luminosa e giovanissima stella HR 8799. Il sistema si trova a circa 130 anni luce dalla Terra La stella centrale ha una massa 1,5 volte quella del Sole e ospita un sistema planetario composto da tre pianeti giganti, con masse comprese fra 7 e 10 volte quella di Giove. I pianeti sono da 20 a 70 volte più distanti dalla loro stella di quanto lo sia la Terra dal Sole; il sistema poi mostra anche due cinture di oggetti minori, simili alla cintura degli asteroidi e a quella di Kuiper.
Questa è la prima volta che si ottiene direttamente lo spettro di un pianeta che orbita attorno ad una stella simile al nostro Sole. Fino ad ora si erano ottenuti spettri solo mediante il telescopio spaziale e per differenza fra lo spettro del sistema stella+pianeta con lo spettro della stella durante l’eclisse del pianeta. Naturalmente questo metodo può essere applicato unicamente quando l'orbita del pianeta extrasolare si presenta di taglio, cosa che si verifica per una piccola frazione dei sistemi planetari extrasolari. Questo spettro, invece, è stato ottenuto da un telescopio a terra e mediante osservazioni dirette sul pianeta stesso.
La scoperta è stata resa possibile dallo strumento NACO, che lavora nell’infrarosso e utilizza al meglio l’ottica adattiva, una tecnica che permette di spingere il potere risolutivo di questi telescopi giganti oltre quello del telescopio spaziale stesso! “È come cercare di capire di cosa è fatta una candela, osservandola da una distanza di due chilometri mentre si trova vicina a una accecante lampada da 300 Watt” ha orgogliosamente commentato Markus Janson, primo autore della pubblicazione.
I nuovi dati ottenuti mostrano che l'atmosfera che avvolge il pianeta è ancora poco compresa. "Le strutture spettrali osservate non sono compatibili con i modelli teorici correnti.", spiega il coautore Wolfgang Brandner. "Dobbiamo prendere in considerazione una descrizione più dettagliata delle nubi di polvere atmosferiche, o accettare che l'atmosfera ha una composizione chimica diversa da quella che ci si aspettava." Gli astronomi sperano di poter presto mettere le mani sulle impronte digitali degli altri due pianeti giganti così da poter confrontare, per la prima volta, gli spettri di ben tre pianeti appartenenti allo stesso sistema. Questo farà capire meglio i processi che portano alla formazione di sistemi planetari come il nostro.

mercoledì 13 gennaio 2010

Serata di Astronomia con Galileo, questo venerdì al Liceo di Lugo

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Grande attesa per la conferenza di venerdì sera al Liceo Scientifico Gregorio Ricci Curbastro di Lugo: in ooccasione del tradizionale appuntamento di Serantares,l'associazione è lieta di ospitare la conferenza dell'ing. Mario Gargantini, giornalista scientifico e saggista.

Titolo della serata:

"COSA NARRANO I CIELI DI GALILEO"

A seguire, tempo permettendo, osservazioni guidate con il Telescopio da 45 cm di diametro dell'Osservatorio Giovanni Roccati del Liceo Scientifico

Ecco alcune informazioni sul conferienzere, tratte dal suo sito www.gargantini.net

Si è dedicato all'insegnamento, come docente di Fisica nelle scuole medie superiori, e ha svolto un'attività di ricerca sulla didattica delle materie scientifiche che prosegue tuttora all'interno del gruppo SEED (Scienza Educazione e Didattica); tale attività l'ha portato a pubblicare articoli su riviste specializzate e a dirigere ed intervenire in numerosi corsi di aggiornamento per insegnanti, in collaborazione con Irrsae Lombardia, Università Cattolica, Associazione Diesse e, dal 1998, a dirigere la rivista Emmeciquadro.

Dal 1979 ha iniziato l'attività di giornalista e divulgatore scientifico, collaborando in particolare con Avvenire, Il Giornale, Il Sabato, Il Nuovo Areopago, L'Umana Avventura, Tracce, Mondo Erre, Kos, Uomini e Storie, Class, Qui Touring; e dall’estate 2008 con il quotidiano on line www.ilsussidiario.net

Dal 1990 al 2005 ha diretto l'ufficio stampa delle Fiere del Bias Group ed è stato direttore editoriale dell’Editrice Bias; dal 2002 al 2008 è stato direttore tecnico delle riviste Automazione e Strumentazione e Rich-Mac Chimica News del gruppo Edizioni FieraMilano. Collabora col Gruppo SEC.

È docente presso il Master Scienza e Fede del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum di Roma.

È iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 1984 e membro dell'Ugis, Unione Giornalisti Scientifici Italiani.

Ha pubblicato i volumi:

I Papi & la Scienza (Jaca Book, 1985)
Uomo di scienza, uomo di fede (ElleDiCi, 1991 - Itacalibri)
Solo lo stupore conosce (con Marco Bersanelli) (2003, Rizzoli-BUR)
trad. spagnola Solo el asombro conoce (2006, Encuentro)
trad. americana From Galileo to Gell-Mann (2009, Templeton Press)
La cultura scientifica nella scuola (a cura) (2006, Marietti 1820- Itacalibri)

è coautore dei saggi:

Questione cristiana e coscienza ecologica (Morcelliana, 1988)
Habitat un ambiente per vivere (Jaca Book, 1994 )
Galileo Galilei tra realtà e mito (Itacalibri, 2000)
Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede (Città Nuova, Urbaniana University Press, 2002)
Letture di Geografia Generale (SEI, 2009)
Con Galileo oltre Galileo (Sugarco, 2009)
è coautore delle mostre scientifiche

Viaggio al centro della Terra (1990)
American way of research (1992)
I giorni dell'ingegno (1994)
Conosci le vie (1996)
Imago Mundi (1997)
Pronti, partenza...vita (1998)
1799 e la corrente fu (1999)
Galileo mito e realtà (2000)
Cercatori della verità (2003)
Einstein 1905: il genio all’opera (2004)
Sulle spalle dei giganti (2005)
“A che tante facelle?” (2006)
La luce, gli occhi, il significato (2007)
Cose mai viste. Galileo, fascino e travaglio di un nuovo sguardo sul mondo (2009)
presentate nelle rispettive edizioni del Meeting per l'Amicizia tra i popoli di Rimini;

e della mostra:

… E quindi uscimmo a riveder le stelle – Incontrare la scienza in compagnia di Dante (Euresis – Muse Media, 2008)

Nel 1987, come autore del volume La questione nucleare (Edit), ha ricevuto la Menzione speciale all'VIII Premio Glaxo per la divulgazione scientifica. Nel 1990, per una serie di servizi sui temi dell'Ambiente, ha vinto il Premio Federchimica - Per un futuro intelligente.

Negli ultimi anni ha tenuto seminari e conferenze di argomento scientifico in diverse città italiane presso Centri Culturali, scuole e Università.

È membro del Direttivo dell'Associazione Euresis.

È tra i soci fondatori dell'associazione ambientalista L'Umana Dimora.

È presidente del Centro Culturale "M. Candia" di Melzo.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI!!!!!

domenica 10 gennaio 2010

Fine del mondo... ancora?

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(Visione artistica di una supernova. Dal sito http://www.novacelestia.com/)

Il modo migliore per farsi pubblicità è sempre annunciare una qualche catastrofe. Così deve aver pensato il trio costituito da Edward M. Sion, Patrick Godon e Timothy McClain (uno studente) della - ora conosciuta - Villanova University. La scorsa settimana hanno annunciato al 215mo congresso dell'American Astronomical Society (AAS) che la variabile cataclismica nota come T Phyxidis (costellazione della Bussola) esploderà in una supernova e colpirà la Terra, determinando l'estinzione della specie umana. Ah, dico io, finalmente non dovremo più preoccuparci dell'effetto serra, del buco dell'ozono, della crisi, della calvizie incipiente. Tuttavia, Sion & Co. ci informano che questo accadrà fra 10 milioni di anni, forse.

Più nel dettaglio: una variabile cataclismica di questo tipo è costituita da un sistema binario con una stella come il nostro Sole e una nana bianca. Quest'ultima è una stella che ha esaurito il carburante per le reazioni di fusione termonucleare e quindi l'autogravità della stella ha compresso il gas restante al punto che gli elettroni si muovono a velocità relativistiche e degenerano in un gas con particolari proprietà quantistiche, la cui pressione controbilancia la gravità dell'astro. Per via della maggiore attrazione gravitazionale, la nana bianca accresce materia strappandola alla compagna che, quando arriva alla superficie dell'astro collassato, genera reazioni termonucleari che risultano in violenti sbalzi di luminosità (novae semplici, non "super"). Quando l'accrescimento avrà portato la nana bianca a raggiungere 1.4 masse solari (limite di Chandrasekhar), il sistema esploderà in una supernova di tipo Ia (quelle usate come candele standard per misurare l'accelerazione dell'Universo).

Dal punto di vista scientifico è decisamente affascinante. Per quanto le supernovae Ia siano estremamente importanti negli studi cosmologici, si conosce ancora poco sulla loro evoluzione prima dell'esplosione finale. Questo studio potrebbe avere quindi un grande interesse di per se.

Ma i tre non erano contenti di questo successo scientifico e hanno giocato la carta della catastrofe. Secondo Sion, essendo questa sorgente distante dalla Terra solo 1 chiloparsec (3260 anni luce), il flusso di energia rilasciato nell'esplosione arriverebbe sino al nostro pianeta con intensità tale da distruggere la fascia di ozono e quindi causare l'estinzione del genere umano. Il calcolo è subito stato contestato durante la presentazione all'AAS dal noto astrofisico - esperto di supernovae - Alexei Filippenko, che ha notato come Sion abbia considerato che il sistema produca un Gamma-Ray Burst (GRB), molto più potente di una supernova, mentre questo non accade. I GRB sono prodotti da altri tipi di sistemi, non da variabili cataclismiche. Ovviamente, questo è passato in secondo ordine rispetto all'annuncio della catastrofe.

Oltre all'obiezione di Filippenko, si può aggiungere che la Terra ha già conosciuto nella sua storia esplosioni di supernovae vicine, come per esempio la SN 185, cioè esplosa nel 185 dopo Cristo tra le costellazioni Circinus e Centaurus, e distante circa 1 chiloparsec. Oggi, la nebulosa gassosa RCW 86 è ciò che resta di quell'evento e anche noi siamo qui per raccontarlo. L'umanità non si è estinta. Molte altre storie del genere si possono trovare qui.

Si potrebbe aggiungere che ci sono altri sistemi simili a T Phyxidis, come per esempio RS Ophiuchi (distante tra 2000 e 5000 anni luce), che pure non vengono additati a future catastrofi.

Senza poi contare che il tempo stimato per la catastrofe di T Phyxidis - 10 milioni di anni - ci lascia dormire ancora sonni tranquilli.

D'altra parte non ha neanche senso pensare che il nostro viaggio in questo vasto cosmo sia privo di pericoli. Come ha scritto Angelo Venturelli nel suo post del 1 gennaio, la nostra Terra è un piccolo granello roccioso in un universo infinito e, aggiungo, esposto a miriadi di rischi, di cui non ci rendiamo pienamente conto: sappiamo degli impatti di asteroidi e comete, del rischio di supernovae vicine, ma possiamo pensare anche a collisioni con altre stelle, che magari arrivano improvvisamente da orbite polari (poco osservate) e colpiscono il Sole. Oppure il nostro astro potrebbe improvvisamente subire una qualche alterazione dell'equilibrio termonucleare e investire la Terra con un vento tanto energetico da spazzare via l'atmosfera. O che ne dite se il buco nero di milioni di masse solari al centro della Via Lattea, che ora è in quiescenza, si attivasse improvvisamente?

Si potrebbe andare avanti per molto a inventarsi catastrofi, ma a che pro? Non è che dobbiamo scrivere le sceneggiature per una nuova serie di telefilm del tipo "Ai confini della realtà". Non si tratta di chiudere gli occhi, ma di studiare, di imparare, di conoscere il mondo che ci circonda, di alimentare quella pianta fragile che è la cultura. Come nota lo scrittore bulgaro Anton Doncev, ... la cultura è la lente della società. Ciascuna persona e ciascuna società nasce come un gatto cieco, tanto miope da non vedere la punta del proprio naso. La lente della cultura permette di mettere a fuoco il quadro del mondo, la cultura ci rende davvero vedenti, ci permette di orientarci nel tempo e di trovare la via che ci darà la possibilità di scegliere e ci condurrà verso il meglio.

Cosa hanno fatto Sion & Co. per la cultura? Hanno avuto oggi il loro quarto d'ora di notorietà, ma a che prezzo? Come scrisse Antonino Zichichi in Scienza ed emergenze planetarie (Milano, Rizzoli, 1996), sono proprio questi scienziati mediocri che fanno più danno alla scienza, distorcendone gli scopi reali e offrendo una rappresentazione teatrale, più che un avanzamento della conoscenza. I mass media non sono certo esenti da colpe: Filippenko ha subito trovato un baco non indifferente nella presentazione di Sion, eppure la notizia della catastrofe è rimbalzata subito nei giornali, nelle agenzie, nei blog. Ancora Anton Doncev nota che quando veniamo a sapere che il biossido di zolfo o di carbonio o il livello di polveri nell'aria supera un certo limite, ci agitiamo, protestiamo, limitiamo il traffico, riduciamo i consumi (qui da noi, perché nel terzo mondo se ne fregano e continuano a inquinare a tutto busso). Tuttavia, nessuno protesta quando i mass media ci sommergono col veleno spirituale della violenza, dell'odio, della paura (te lo dicono perfino in Guerre Stellari che la paura è la strada verso il lato oscuro...). Ebbene, per quanto mi riguarda inizio a protestare, qui e adesso. Meno paura, più cultura!

venerdì 1 gennaio 2010

Se solo l'Uomo capisse...

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Carl Sagan è stato grande scienziato, geniale pensatore e impareggiabile divulgatore.
Le sue lezioni alla Cornell University, sempre affollate oltre ogni limite, erano illuminanti e gli studenti si mettevano in lista per potervi partecipare. Cito spesso alcune sue frasi, mirabili sintesi di profondi concetti scientifici e non.
Oggi è il primo giorno di un nuovo anno e vorrei proporvi un suo intervento. Sagan prende spunto dalla famosa immagine della Terra, il nostro pianeta, ripresa da 6,4 miliardi di chilometri dalla sonda Voyager 1 che si stava allontanando dal Sistema Solare. Titolo: un pallido puntino azzurro.


“Da questo lontano punto di vista la Terra può non sembrare molto interessante. Considerate ancora quel puntino. È qui. È casa. Siamo noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì su un granello di polvere sospeso dentro ad un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria ed il trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un punto. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odii. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è nessun altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora.
Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto.”

Sento queste parole come una preghiera e un augurio…
Se solo l’Uomo capisse… guerra, fame, terrorismo, integralismi crimini contro gli esseri viventi e l'ambiente sarebbero banditi da questo piccolo puntino azzurro, la nostra astronave e l’astronave dei nostri figli in questo Universo grande e vuoto oltre ogni immaginazione.
Buon 2010 a tutti!

Eventi del mese - Gennaio 2010

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Questi i principali eventi astronomici del mese di gennaio 2010.
Luna
7 gennaio: ultimo quarto di Luna (ore 11e39 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 379.584 km
Dimensione apparente della Luna: 31'56"
15 gennaio: Luna nuova (ore 08e11 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 405.073 km
23 gennaio: primo quarto di Luna (ore 11e52 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 387.445 km
Dimensione apparente della Luna: 31'20"
30 gennaio: Luna piena (ore 07e17 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 356.429 km
Dimensione apparente della Luna: 34'02"
Piogge meteoriche
3-4 gennaio: Quadrantidi (vedere: http://it.wikipedia.org/wiki/Quadrantidi)
Corpo progenitore: l'asteroide 2003 EH1, che forse corrisponde alla cometa C/1490 Y1.
Date attive: dall' 1 al 5 gennaio.
Frequenza massima: 31-45 meteore/ora, fino anche a 100 meteore/ora.
Illuminazione lunare: decisamente fastidiosa, dal momento che la Luna si trova alta in cielo quando sorge il radiante poco prima della mezzanotte con una fase attorno al 90%.
Pianeti
Mercurio è in congiunzione inferiore il 4 gennaio, divenendo velocemente stella del mattino. Il 27 gennaio è alla massima elongazione ovest e sorge 80 minuti prima del Sole, ma trovandosi proiettato nella costellazione del Sagittario è piuttosto basso sull’orizzonte.
Venere è praticamente inosservabile. L’11 gennaio è in congiunzione superiore divenendo stella della sera, tuttavia anche a fine mese è ancora troppo vicino al Sole per essere osservato.
Marte è il protagonista assoluto del mese. Per tutto il periodo si muove di moto retrogrado (da est verso ovest) sospeso tra le costellazioni del Leone e del Cancro. Il 29 gennaio si trova all’opposizione, anche se si troverà a quasi 100 milioni di chilometri dal Sole, molti se confrontati con i quasi 56 milioni di chilometri della grande opposizione del 2003. Il disco non apparirà molto grande, però trovandosi molto alto in cielo sarà possibile forzare gli ingrandimenti per scorgere qualche particolare sulla sua superficie.
Giove è ancora l’astro più vistoso subito dopo il tramonto con la sua magnitudine -2,0. Tuttavia la sua visibilità si accorcia sempre più; a fine mese va a tramontare due ore dopo il Sole.
Saturno è praticamente stazionario nella costellazione della Vergine. E’ sicuramente, assieme a Marte, l’oggetto più interessante da osservare nella seconda parte della notte.
Urano, trovandosi più ad est di Giove, è visibile per le prime ore di buio tra sudovest ed ovest, appena sotto la testa occidentale dei Pesci.
Nettuno, trovandosi appena più ad ovest di Giove, è difficilmente visibile dal momento che appare già molto basso all’imbrunire.
Altri fenomeni
3 gennaio: bel quadretto verso sud-est dove Luna (fase calante al 93%) avvicina con garbo un brillante Marte (magnitudine -0,83); a completare la configurazione l’ammasso del Presepe un po’ ad ovest mentre brilla Regolo poco più in basso lungo l’eclittica (vedere immagine).
5 gennaio: la Luna (fase calante al 66%) sorge insieme a Saturno poco dopo le 23.
11 gennaio: una sottile falce lunare (fase calante al 15%) sorge pochi minuti prima di Antares ed entrambi anticipano di 90 minuti il sorgere del Sole; bellissimo per i mattinieri!
17 e 18 gennaio: congiunzione al tramonto del Sole, verso ovest, tra una sottilissima falce lunare crescente (fase al 5%) e Giove; da quelle parti è possibile rintracciare anche Nettuno.
25 gennaio: congiunzione Luna-Pleiadi.
29 gennaio: la Luna piena e Marte, per tutta la notte, giocano a nascondersi dietro l’ammasso del Presepe (vedere immagine).
Attività Antares
Venerdì 15 gennaio: Serantares
Liceo Scientifico di Lugo
Cosa narrano i cieli di Galileo
Conferenza di Mario Gargantini

(Seguirà locandina)
By Daniela e Angelo

Eventi astronomici del 2010

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Ecco i principali eventi astronomici del 2010.

Le stagioni della Terra
(dati del U.S. Naval Observatory)
Come descritto dalla prima legge di Keplero, la Terra percorre un'orbita ellittica (poco eccentrica), di cui il Sole occupa uno dei due fuochi. Questo comporta che il nostro pianeta non è sempre alla stessa distanza dal Sole.
Perielio (punto più vicino al Sole): 3 gennaio alle ore 00 (Tempo Universale)
Afelio (punto più lontano dal Sole): 6 luglio alle ore 12 (Tempo Universale)
Equinozio di Primavera: 20 marzo alle ore 17e32 (Tempo Universale)
Solstizio d'Estate: 21 giugno alle ore 11e28 (Tempo Universale)
Equinozio d'Autunno: 23 settembre alle ore 03e09 (Tempo Universale)
Solstizio d'Inverno: 21 dicembre alle ore 23e38 (Tempo Universale)

Eclissi
(dati del U.S. Naval Observatory)
Nel 2010 ci saranno 4 eclissi visibili dalla superficie terrestre; 2 di Sole e 2 di Luna (ricordiamo che al massimo le eclissi in un anno possono essere 7):
15 gennaio: eclisse anulare di Sole, non visibile dalla nostre località
http://eclipse.gsfc.nasa.gov/OH/OHfigures/OH2010-Fig01.pdf
26 giugno: eclisse lunare di penombra, non visibile
http://eclipse.gsfc.nasa.gov/OH/OHfigures/OH2010-Fig02.pdf
11 luglio: eclisse totale di Sole, non visibile dalle nostre località
http://eclipse.gsfc.nasa.gov/OH/OHfigures/OH2010-Fig03.pdf
21 dicembre: eclisse di Luna, da noi visibile come eclisse di penombra
http://eclipse.gsfc.nasa.gov/OH/OHfigures/OH2010-Fig04.pdf

Sciami meteorici principali
(da Skyscrapers Inc.)
3-4 gennaio: Quadrantidi* (radiante in Boote) con frequenza = 31-45 all'ora;
21-22 aprile: Liridi* (radiante nella Lira) con frequenza = 16-30 all'ora;
28-29 luglio: Delta Aquaridi* (radiante nell'Acquario) con frequenza = 16-30 all'ora;
12-13 agosto: Perseidi (radiante nel Perseo) con frequenza = oltre 45 all'ora;
21-22 ottobre: Orionidi* (radiante in Orione) con frequenza = 16-30 all'ora;
17-18 novembre: Leonidi* (radiante nel Leone) con frequenza = 31-45 all'ora;
13-14 dicembre: Geminidi* (radiante nei Gemelli) con frequenza = oltre 45 all'ora.
Come è possibile vedere dall'elenco, 6 dei 7 sciami principali sono disturbati dalla presenza di una Luna cospicua (segnalato dall'asterisco). Condizioni favorevoli solo per le Perseidi.

Pianeti interni alla massima elongazione
La massima elongazione est (con il pianeta visibile appena dopo il tramonto del Sole verso ovest) o la massima elongazione ovest (con il pianeta visibile prima del sorgere del Sole verso est) rappresentano le configurazioni che permettono la migliore visibilità dei pianeti interni.
Mercurio: 27 gennaio (ovest), 9 aprile (est), 26 maggio (ovest), 7 agosto (est), 19 settembre (ovest), 1 dicembre (est).
Venere: 20 agosto (est)

Pianeti esterni in opposizione
Quando i pianeti esterni si trovano in opposizione, sorgono al tramonto del Sole e tramontano all’alba, per cui sono visibili l’intera notte; raggiungono la massima luminosità, trovandosi alla minima distanza relativa dal pianeta Terra.
29 gennaio: Marte, nella costellazione del Cancro, a meno di 4 gradi dall'ammasso del Presepe, con magnitudine -1,27;
22 marzo: Saturno, visibile nella costellazione della Vergine con magnitudine +0,53;
21 settembre: Giove, visibile nella costellazione dei Pesci al confine con l’Acquario, con notevole magnitudine: -2,93.
Quindi Saturno sarà facilmente visibile verso la fine dell'inverno e in primavera, mentre Giove mostrerà il meglio di sé in piena estate.